Antologia critica

[…] Considero Pietro Weber un modello, raro, di artista-artigiano del futuro, il cui ruolo, di nuovo secondo Edward Lucie-Smith, “deve essere quello di fabbricante di simboli”. E di miti, aggiungerei, anche d’invenzione, dei quali abbiamo ancora un assoluto bisogno, per non diventare completamente “cretini” (ovvero, secondo una persuasiva interpretazione semantica dello scrittore Giampiero Bona, “privo di mito”) […].

Enzo Biffi Gentili

tratto da Città d’Oriente, catalogo della mostra (Spazio Calycanthus, Rovereto)

a cura di Maria Teresa di Marco – 2008


[…] E’ opera segnata da memorie di viaggio e visioni d’Africa e Oriente, da tipologie dell’arte fittile mediterranea popolare, dagli archetipi mitici di dee madri e ctonie ancor fertili, coniugate, nell’ambito della sua opera anche pittorica, con simboli cattolici. E’ una prova d’arte “religiosa”, etimologicamente, per il suo derivare dal latino religare, cioè connettere strettamente personalità ed esperienze apparentemente lontane e contraddittorie nello spazio e nel tempo: lezione magistrale, sull’ammissibilità della “globalizzazione”, ma solo se spirituale. Perciò questa motivazione può essere anche informalmente siglata con un divertito ossimoro fiorito sulle labbra di un membro vietrese della Giuria del Premio: “ma questo Pietro Weber è un montanaro marino!”.

                                          Giuria del Premio Nazionale “Viaggio attraverso la ceramica”

Vietri sul Mare – 2007


[…]Chi sono gli dei e gli idoli del maestro? E’ impossibile rispondere a una tale domanda dato che costoro, pur profumando di arcaismo, sono immersi nel mare inconcepibile dell’enigma. […] Quale il rapporto degli dei e degli idoli weberiani con noi? E’ chiaro che pretendono attenzione e culto; si possono permettere un tale atteggiamento perché non si rivolgono alla nostra “esistenza inautentica”, bensì prediligono e fomentano quella “autentica”, cioè si dedicano all’apice del nostro essere quando questo, dimentico appunto dell’abbandono quotidiano, si concede all’opera di Pietro Weber, cioè quell’incredibile menzogna la quale riconosce l’incantesimo come la verità somma ed inguaribile della nostra umanità. 

Robertomaria Siena

tratto da Tacita Materia, catalogo della mostra (Galleria Incontro d’Arte, Roma)

a cura di Celeste Petri – 2009


C’è qualcosa d’antico e di nuovo insieme, nelle sculture ceramiche di Pietro Weber. Ammirando queste fascinose, e misteriose, terrecotte invetriate in alcuni casi mi sovviene il ricordo della Dea dei Serpenti […] Weber reinterpreta più volte quest’icona in chiave contemporanea, dando al volto l’aspetto di una bambolina da teatro dei pupi, e trasformandone la gonna in un cono d’acini ceramici, evocativi di una fertilità affollata da tante uova […] Anche se queste opere sono fatte per non servire a nulla, né a contenere liquidi né tantomeno alimenti, ma l’unica loro vera specificità è la bellezza, ricercata in un elegante calembour di aggetti, anse sinuose, beccucci, bugnati e modellati spericolati come fossero sottili fili metallici o di bronzo fuso […].

Guido Curto

tratto da Sentinelle, catalogo della mostra (Castello Ducale di Agliè, Torino) – 2013


[…] Interessante infine la sezione più specifica sul colore della tecnologia nella quale si tenta di individuare il rapporto tra emozione e tecniche. Qui il colore non è inteso soltanto come espressione di sentimento ma come conseguenza dell’uso di materiali. Così “la ricerca tecnologica sulla materia e sul colore può essere utilizzabile come un’operazione artistica”. Si possono anche ribaltare i termini della questione rispetto al metodo leonardesco (maldestramente sperimentato nel Cenacolo) di porre la tecnica al servizio dell’arte applicando l’arte alla tecnica. Nelle opere di Pietro Weber il colore nasce direttamente dalla materia con le forme di cera che vivono nello spazio definito da strati di calce impastati con i colori delle terre […].

Vittorio Sgarbi

tratto da Il colore del Sacro, dell’Anima e della tecnologia,

catalogo mostra (Centro Ricerche Tassullo Spa) a cura di Marcello Nebl/ Fiorenzo deGasperi

Electa Mondadori, Milano 2006


Weber ci accompagna alla ricerca degli aspetti originari della nostra esistenza, senza particolari sovrastrutture né inutili intellettualismi, ma usando la forza dell’immagine e l’abilità creativa individuale, forse le stesse caratteristiche che sacralizzavano presso i Dogon l’opera del fabbro.

Enrico Cardesi

tratto dal quotidiano La Stampa -2005


[…] i suoi toni non sono timbrici, sfiorano con la implacabile carezza del tempo le colorazioni naturali della materia o le tinte superstiti.

                                            Marcello Venturolli

tratto da Taxyart – 1993